IL SEGRETO DEL MORIRE




Un racconto narrato dal santo Rabbi Shlomo Carlebach, possa il suo merito proteggerci.

Il racconto verte intorno al fatto che, così come c'è il "segreto del vivere", c'è anche il "segreto del morire". Il segreto del vivere è di essere sempre in contatto, e di ricordarsi sempre di quanto puri si possa essere. Il segreto del morire consiste nel realizzare quanto in alto si possa arrivare. Morire non significa che ho smesso di vivere, ma piuttosto che ho raggiunto quel livello nel quale non posso proprio fare di più. A meno che uno sia, D-o proibisca, così cattivo che D-o dica, "Non ti voglio più in giro", ma supponiamo invece che uno sia lungo la sua strada, quando uno muore significa che aveva veramente raggiunto tutto ciò che poteva essere, e che poteva fare. Presso i grandi Rebbi chasidici del passato, il più grande onore era se il tuo maestro ti tramandava, ti rivelava, il segreto del morire. La storia narra che il santo Sanzer e Reb Shalom Kaninker erano i più grandi amici al mondo. Da prima erano tra i migliori discepoli del Rebbe Naftali Ropshitzer, ma quando il Ropshitzer mancò, essi si recarono dal Rebbe Shalom Belzer. Anche Shalom Belzer era molto, molto santo,ed aveva una moglie, Malka, che era eccezionale. In realtà, Reb Shalom Belzer diceva spesso: "è mia moglie che mi ha trasformato in una vera persona". Nell'appartamento vicino al loro viveva un semplice sarto; ogni mattina si alzava alle quattro per iniziare a lavorare. La moglie Malka svegliava il marito e gli diceva "Shalom, il sarto sta lavorando su dei pantaloni, e tu non stai ancora facendo niente per D-o? Meglio che anche tu ti alzi". o.k. Così, Reb Chaim Sanzer e Reb Shalom Kaminker divennero suoi seguaci. Dopo qualche tempo, il Belzer li chiamò nella sua stanza e disse loro: "Siete già qui da parecchio tempo, è arrivato il momento che vi trasmetta il segreto del morire." I due domandarono: Come ci dobbiamo preparare?" e il Rebbe: "Voglio che digiuniate per tre giorni, che andiate diciotto volte al giorno al mikvè, e la terza notte, dopo la mezzanotte, veniate da me, e vi rivelerò il segreto del morire. Così fecero, e il Rebbe glielo rivelò. La mattina successiva, camminavano lungo la strada che conduceva alla casa di studio quando videro Malka, la santa moglie del rebbe di Belz. Ella sapeva cosa era avvenuto la notte precedente, si avvicinò e chiese al Sanzer: "Così, cosa pensate di mio marito?" con ciò intendeva, "mio marito è davvero speciale, davvero in gamba, vi ha trasmesso il segreto del morire". ll Sanzer, che era molto, molto santo, e anche una persona corretta (ma se sei corretto, se l'altro non lo è con te, non puoi esserlo fino in fondo). Era corretto e lei anche, così le disse: "Santa Rebbitzen, se mi prometti di non offenderti, ho qualcosa da dirti". Malka rispose: "d'accordo, prometto di non offendermi". Ed egli insistette: "No, non basta, voglio che tu estirpi ogni goccia di rabbia dal cuore". Così lei si guardò dentro, e lo fece, e gli disse: "D'accordo". Ed egli riprese: "Voglio che tu sappia, già conoscevo quel segreto da prima. Il santo maestro di Ropshitzer mi aveva rivelato il segreto del morire." Poi aggiunse: "Rebbitzen, questa non è la fine della storia". Malka è una persona sincera, sentiva che il proprio cuore era libero da gelosie, e disse: "Vai avanti, non sarò gelosa, non avrò risentimenti". E lui: "Vorrei solo che tu capissi la differenza tra tuo marito e il mio vecchio maestro, il Ropshitzer. Tuo marito ci ha detto di digiunare tre giorni, di andare al mikvè diciotto volte ogni giorno, e la terza notte, dopo mezzanotte, ci ha comunicato il segreto. Ora, ascolta come ce lo ha detto il Ropshitzer. Un venerdì, il Kamitzer ed io ricevemmo l'incarico di sbucciare patate in cucina. Ogni Shabat venivano dal Rebbe migliaia di persone, e non c'era così tanto mangiare per tutti. Le patate costavano poco, così facevamo tante Challot e patate per tutti. Così, ogni venerdì mattina, sbucciavamo migliaia di patate. Un venerdì eravamo lì a sbucciare patate, e tu sai come si fa, si toglie la buccia ad una patata, e la si butta in un pentola d'acqua. Come saprai, il santo Ropshitzer era sempre contento, rideva in continuazione, la sua anima veramente proveniva dal mondo del riso. Il riso è ancora più della gioia. Rideva sempre: "Ha ha ha", a piena voce. Così il Ropshitzer arriva in cucina, e noi stiamo sbucciando patate, e dice: Ha, ha ha, siete al lavoro con le patate!!. Quindi, egli mette le sue braccia intorno alle nostre spalle, ci avvicina a lui, sino a che le nostre teste sono vicino alla sua. Poi toglie un braccio da noi, prende una patata e la butta nell'acqua, sprizzandola nelle nostre facce. Rebbitze, credimi, quando gli spruzzi sono arrivati sulle nostre facce, egli cvi ha lavato le anime, rendendole pure come prima che nascessimo. Quindi ci ha detto, "ha ha ha", il segreto del morire, dopo di che è uscito".