L'Energia e il Campo del Punto Zero: La Scoperta dell'Esistenza del Reshimo

Un breve accenno fisico su cosa sia l'energia del punto zero. Essa è l'energia che rimane in un sistema quando ogni altro tipo di energia è stato rimosso da esso. Ad esempio, se si continuasse ad abbassare la temperatura dell'elio liquido, verso lo zero assoluto, esso dovrebbe congelarsi in uno stato solido. Invece il gas rimane liquido, a causa di un irremovibile movimento energetico di punto-zero dei suoi atomi.

La fisica quantistica predice che tutto lo spazio, anche se vuoto, dev'essere pieno di fluttuazioni del campo elettro-magnetico (chiamate il campo del punto-zero), che creano un mare universale di energia del punto zero. La sua densità dipende dalla frequenza alla quale tale fluttuazione cessa. Dato che lo stesso spazio si dissolve in una specie di schiuma quantica, alla distanza estremamente piccola chiamata "scala di Plank" (10-33 cm), si afferma che le fluttuazioni del punto zero debbano cessare alla frequenza di Plank corrispondente (1043 Hz, una frequenza enorme, se si pensa che quella dei raggi cosmici, la più elevata dei fenomeni naturali), è dell'ordine di 1022 Hz). Ma ciò comporterebbe il fatto che la densità dell'energia del punto zero fosse 110 volte più grande dell'energia radiante presente al centro del sole. Com'è possibile che un'energia così enorme non sia evidente?

La risposta ci porterebbe in questioni troppo complesse per la preparazione fisica media del nostro lettore. In breve, potrebbe bastare sapere che la vita di un fotone del campo di punto zero è inferiore ad una sola lunghezza d'onda da lui viaggiata. In altri termini, il fotone non percorre abbastanza spazio per potersi rivelare, prima di scomparire nel mare delle probabilità quantistiche.

Ci scusiamo per l'ampia introduzione di carattere fisico, ma era essenziale per spiegare ora la sua connessione con uno dei più importanti concetti della Cabalà: quello del Reshimo, o Residuo. Come ci si ricorderà, nelle fasi iniziali della Creazione, Dio "contrasse" la Luce Infinita, scavando in essa un proto-spazio vuoto (chalal), che sarebbe in seguito servito come grembo della creazione. Ebbene, lo spazio non era del tutto vuoto, dato che la presenza di Dio non è mai completamente rimuovibile. Era rimasto in esso un Reshimo, un residuo. Ecco come viene spiegato nelle pagine del corso del secondo anno di studio della Cabalà (pubblicato dalla nostra scuola):

"Lo Tzimtzum non nasconde interamente tutta la realtà divina che riempiva lo spazio rimasto vacante: in tale spazio rimane una presenza sottile quanto misteriosa della Presenza che lo aveva riempito. Per comprendere ciò si fa di solito l'esempio del vaso che aveva contenuto un profumo prezioso: anche dopo essere stato svuotato il vaso ne conserva l'aroma ancora per lungo tempo. In realtà l'Impressione rimasta nello spazio vuoto è ancora più preziosa di ciò che lo aveva riempito: la Luce Infinita. Infatti, la Luce Infinita non copriva con la sua intensità abbagliante soltanto le future creature inferiori e limitate, ma anche lo stesso Datore di Luce, che le sta al di sopra. Dopo la Restrizione "il Datore di Luce (Maor) prende il posto della Luce (Or)." Paradossalmente, la connessione con l'Essenza ultima della Divinità "(Atzmut)" (simboleggiato anche dal termine "maor", "datore di luce") si fa più facile e diretta di quanto non lo fosse prima, tramite la Luce Infinita."

Troviamo nel concetto scientifico di "energia del punto zero" una prova fisica dell'esistenza del Reshimo, un residuo della Luce. Pur nello spazio vero e proprio, senza nulla dentro, c'è una quasi non misurabile energia nascosta.

Il Reshimo è la sostanza-prima dalla quale vengono costruiti i recipienti. Si noti l'estrema importanza di tale affermazione. Si sarebbe invece potuto pensare che l'archetipo di tutti i recipienti e contenitori, dai quali sarebbe dipesa in seguito la creazione, fosse lo stesso spazio vuoto creato dalla Restrizione, ma non è così. Il vuoto di per sé non è un recipiente: perderebbe qualsiasi cosa gli venisse messa dentro. Invece i recipienti hanno origine dalla sostanza misteriosa del "Reshimo" , una quantità infinitesimale di essenza di Divinità.

Sentiamo cosa dice lo Tzemach Tzedek a proposito.

"Nel libro Etz ha-Chaim viene spiegato, a proposito delle restrizioni (tzimtzumim) che ebbero luogo nella Luce Infinita che tale luce se ne andò, e nello spazio vuoto restò unicamente un rimanente di ciò. Ma cosa il Reshimo in realtà sia il libro dell'Arizal non spiega nulla; soltanto il libro Emek ha-Melekh dice che si tratta delle lettere (dell'Alef-Beit), delle 231 Porte (combinazioni di due lettere) in un senso (Panim) e nell'altro (achor)."

Si tratta delle stesse lettere dell'Alef-Beit organizzate in una serie di combinazioni particolari. Continua lo Tzemach Tzedek:

"Non è esatto chiamare (il Reshimo) Luce, poichè si tratta di Datore di Luce (Maor), soltanto che affinché ci sia una Sua rivelazione, dato che non è possibile ricevere una tale rivelazione in se stessa, ciò avviene tramite il suo rivestirsi in un qualche modo……. Si tenga però presente, che pur chiamandole "recipienti", esse non sono tali in senso pieno e concreto...

"Hanno detto i Saggi d'Israele: "Finché il mondo non venne creato esistevano soltanto Lui e il Suo Nome"; "Lui" = l'interezza della Luce Infinita, "il Suo Nome" = le lettere del Reshimo, che sono contenute nella Luce. Prima dello Tzimtzum l'interezza della Luce risplendeva al loro interno in modo completamente rivelato; dopo lo Tzimtzum e la formazione dello spazio vuoto, cioè dopo l'andarsene della Luce che si ritirò nell'interno del Datore di Luce, le lettere del Reshimo rimasero come esse sono di per sé. Tali lettere sono il rivestimento dell'interezza della Luce Infinita, com'è scritto:

"Stende la luce come vestito", e ciò significa che esiste una categoria di rivestimento della luce. I Saggi anche detto: "il Santo, benedetto Egli sia, si riveste di un tallit bianco (manto di preghiera) e benedice il Suo popolo Israele in pace (be-shalom)". BESHALOM (in pace) ha le stesse lettere di MALBUSH (veste). Si tratta delle 231 Porte, che sono le lettere del Reshimo, (un estendersi) dell'Olam ha-Malbush, ed esse sono il rivestimento dell'interezza della luce.

In altre parole, essendo il "Reshimo " l'origine dei Recipienti, questi provengono da una realtà più elevata da quella che è stata l'origine delle stesse Luci. Si tratta della differenza tra Luce e Datore di Luce, tra Infinito e Essenza dell'Infinito

(per la continuazione di questo brano si veda il corso di studio del secondo anno)

Quindi, non solo nello spazio perfettamente vuoto esiste ancora qualcosa, ma che è più potente di ogni altra esistenza, pur se rimane nascosto.

Come detto nelle righe precedenti, l'energia del punto zero corrisponde alla temperatura dello zero assoluto. Com'è noto, la temperatura non può scendere al di sotto 273 gradi celsius. In una tale condizione, nemmeno i fotoni, i vettori elettromagnetici della luce, potrebbero esistere come li conosciamo noi. Da sempre la Cabalà si diletta nel comprendere i numeri associandoli a parole o frasi. Ebbene, 273 è "or ganuz" = "luce nascosta". Spesso l'intera sapienza cabalistica viene chiamata con quell'espressione. Anche la dove la luce fisica è scomparsa, c'è un altro tipo di luce. 273 è anche "Ha-Shem or li" = Dio è la mia luce" (26 + 207 + 40). Ecco spiegata l'origine metafisica del campo zero.

Tra l'altro, lo stesso termine ebraico indicante lo zero, "efes" (Alef - Peh - Samekh) non significa nulla, ma "una piccola quantità".

In un prossimo numero pubblicheremo un articolo contenente varie considerazioni sul confronto tra il concetto di "campo", così essenziale nella fisica, e i suoi significati cabalistici. (tratto dalla dispensa "Messia, mito o realtà".

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