L'UNIONE UOMO - DONNA 


LA VIA VERSO LA RETTIFICAZIONE 
DEL MONDO
 
5° parte

Qualche consiglio pratico

            - Il primo riguarda i litigi, purtroppo inevitabili in ogni coppia, anche se affiatata e dotata di grande affinità elettiva. L’importante è cercare di risolvere il problema subito, non tenendosi dentro la negatività. Specialmente, occorre riconciliarsi prima di andare a dormire, o altrimenti l’astio e il risentimento durante la notte entrano nell’inconscio, danneggiando in modo permanente il rapporto. Si eviti accuratamente il mettersi a gridare o il rompere oggetti (cosa severamente proibita dalle regole ebraiche), ma si cerchi di discutere sinceramente e apertamente su ciò che non va bene e sul come sia possibile risolvere il problema. Si faccia attenzione a non rinfacciare mai all’altro gli errori passati, che uno dovrebbe aver dimenticato. Ciò che è già stato perdonato va cancellato anche nella memoria. Durante le discussioni ci si guardi bene dal mettere in ballo l’essenza stessa del rapporto, o dal criticare la personalità dell’altro nella sua interezza. Occorre non farne subito una questione di vita o di morte per il rapporto, evitando ogni generalizzazione. Ci si soffermi sul problema specifico, senza lasciare che questi si espanda come un cancro a tutta la relazione.

            - Per mantenere sana la vita di coppia occorre studiare insieme, meditare insieme, pregare insieme. Occorre condividere la vita spirituale, non solo gli interessi materiali o contingenti. L’unione sessuale è il tramite per propagare la vita fisica; l’unione spirituale è il tramite per propagare la vita spirituale, il segreto dell’immortalità spirituale.

            - Dal segno zodiacale della Bilancia, il segno dei rapporti interpersonali, ci viene un altro consiglio, contenuto nel suo nome ebraico. Nel termine Moznaim (Bilancia) è presente la radice ozen, che significa anche: “orecchio”. Ciò ci dice quanto sia importante sapersi ascoltare vicendevolmente, se si vuole che il rapporto sia equilibrato. Occorre formare spazi ricettivi dentro di noi, per comprendere cosa l’altro abbia veramente bisogno e cosa voglia darci. Nella polarità Leone - Aquario, che informa la nostra epoca, è contenuta un’altra dinamica, illustrata dai loro due “sensi” (secondo il Libro della Formazione): “Ascolto” e “Mangiare”, dove il “mangiare” si riferisce all’importanza del diventare cibo l’uno per l’altro. Ci dobbiamo quotidianamente nutrire l’uno dell’altro, ovviamente senza farci consumare né fare indigestione. Ognuno offra di se stesso, della parte migliore di se stesso, consapevole che l’atto del “mangiare” implica una intimità e un’integrazione ancora superiore a quella stessa dell’atto sessuale.

            Infine esamineremo in breve alcuni insegnamenti che derivano dalle varie fasi della cerimonia del matrimonio ebraico. Occorre tenere presente che nel passato i matrimoni venivano predisposti dalle famiglie quando i promessi sposi erano ancora in tenera età. Occorreva tuttavia che essi fossero d’accordo, e che lo sposo vedesse prima la propria sposa. Ciò allude ad un evidente bisogno di conoscenza reciproca. Tuttavia la prima azione compiuta dallo sposo, all’inizio della cerimonia nuziale, è il ricoprire con un velo il volto della sposa. Non importa quanto ci si conosca, la donna resta un mistero, la cui profondità ci ispira il rispetto più genuino. Poi lo sposo prende posto sotto la Chupà, un tallit steso orizzontalmente (il tallit è un manto col quale gli uomini si avvolgono durante la preghiera), e che resterà steso sopra di loro fino alla fine della cerimonia. Esso rappresenta la benedizione e la protezione di Dio che scende dall’alto, senza la quale la sola unione umana non è destinata a durare. Indi la sposa, accompagnata dalle madri, con una candela in mano, si avvicina allo sposo e gli compie sette giri intorno. Ciò è la realizzazione dei versetti:

“Eshet chail ateret ba’ala” = “una moglie di valore è la corona del marito”;

“isha tesovev gaver” = “la donna circonderà l’uomo”,

e indica la trasformazione del femminile da recipiente di luce interiore a recipiente di luce avvolgente, dal finito all’infinito.

Poi ci sono due benedizioni, sul vino e sull’istituzione del matrimonio. Poi lo sposo mette l’anello al dito indice della sposa. Questo è un altro simbolo della Corona (Keter), il livello più alto dell’Albero della Vita, che si rivela nel più importante momento della vita. A ciò segue la lettura del contratto, poiché in ultima analisi il matrimonio è un contratto, un determinato accordo tra due parti.

            Si arriva così alle sette benedizioni, tra le più belle di tutte quelle dell’Ebraismo. Esse includono due volte la frase: “yotzer ha-adam” = “forma l’essere umano”. Si tratta di una benedizione che viene recitata solamente durante il matrimonio, ad indicare che è soltanto tramite l’unione degli sposi che l’unità primordiale di Adamo viene ricomposta.

            Come ultima cosa, lo sposo rompe un bicchiere posto per terra. Il bicchiere è in memoria del Tempio di Gerusalemme, che è stato distrutto 2000 anni fa, e vuole ricordare gli sposi che la felicità che è possibile esperimentare adesso non è completa finche il Tempio non verrà ricostruito. Ma tale gesto ha altri significati, molto più profondi. Alla fine del matrimonio, sposo e sposa si trovano di fronte ad un bicchiere rotto: ciò significa che essi sono soltanto all’inizio del loro compito di rettificare se stessi e il mondo. Il matrimonio non è un traguardo, ma un semplice punto di partenza, l’assunzione del compito di “riparatori” di tutto ciò che è stato rotto (si veda il concetto di “mondo del caos” e di “mondo della riparazione”).

Lasciata la Chupà i novelli sposi si dirigono in una stanza separata per lo yichud (lo stare da soli). Oltre a significare l’unione maritale, il termine yichud indica quella parte unica e irripetibile che è l’essenza segreta di ciascuno di noi. Ognuno di noi si porta dentro un segreto profondo: il messaggio della propria individualità, ciò che siamo venuti a fare e a dare al mondo con la nostra nascita. Pur essendo esclusivamente nostro, non siamo in grado di scoprirlo da soli. Se ci muoviamo da soli arriviamo solo fino ad un certo punto, oltre al quale solo la compagna adatta, “l’anima gemella”, può portarci.

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